Ten Talking Cardi Points: solite Juve e Napoli, falsa partenza Inter

Serie A – 1.a giornata. Prima puntata stagionale di Ten Talking Cardi Points, esperimento social che punta a diventare un appuntamento fisso e più o meno serio. L’importante è che sia di gradimento ai lettori.

1. Per i clienti di DAZN: vi consiglio di non leggere i prossimi i punti, trattasi di spoiler. Si scherza naturalmente, però i server andrebbero potenziati.
2. Juventus e Napoli ricominciano come avevano lasciato: i bianconeri vincono puntando sulla concretezza e sulla giocata del singolo, così Bernardeschi prende alla lettera i dettami di Allegri e il Chievo subisce la prima beffa della nuova stagione. Gli azzurri del nuovo tecnico Ancelotti (bentornato, Mister!) avranno ancora molto da lavorare, in particolar modo in difesa, intanto espugnano il campo della Lazio – bella a tratti e mentalmente ancora debole – e smentiscono i disfattisti. Milik ha già mostrato l’intenzione di voler recitare un ruolo da protagonista in attacco, Insigne può diventare definitivamente grande con le indicazioni del buon Carletto.
2 bis. Cristiano Ronaldo, alla prima assoluta in incontri ufficiali con l’aggiunta del nero su bianco, non segna e non convince del tutto. Chi se ne frega. La storia insegna che il cinque volte Pallone d’oro deve carburare prima di sfornare almeno una delizia ad ogni partita, è così anche questa volta.
2 ter. La Lazio darà comunque filo da torcere nel corso della stagione, riuscirà tranquillamente ad entrare tra le prime sei del campionato, ma Milinkovic-Savie e Luis Alberto devono essere mai come questa stagione costanti, altrimenti c’è il rischio di perdere qualche punto di troppo da qui a maggio.
3. La Roma dei volti nuovi riparte dal solito Dzeko, ma è l’ingresso del figlio d’arte Kluivert a cambiare il match. Anche il Torino riparte dal solito Mazzarri, che rispetta le tradizioni e si fa espellere per proteste. Comunque sia, al netto di una forma da trovare, così come equilibri e identità di squadra, da il goal del bosniaco è una prodezza tale da ricordare (certo, lontanamente…) una famosa rete siglata da Marco Van Basten contro l’Urss. In casa giallorossa due sono le parole d’ordine: pazienza e complicità. Non tarderanno a farsi vive.
3 bis. Il Torino cosa vuole fare da grande? Questo può essere l’anno del salto di qualità che dovrebbe proiettare i granata verso la lotta per un posto in Europa League. Anche qui la strada è lunga e il lavoro da fare non si presenta privo di ostacoli: potranno essere arginati solo se avranno voglia di crescere tutti insieme (e confermando Iago Falque, magari non da seconda punta).
4. L’Inter è pazza, discorso chiuso. Anzi no, c’è da parlare, ma siamo pur sempre all’inizio. Lasciando perdere per un attimo l’operato dell’arbitro da profondo rosso, di fatto stiamo ancora aspettando le motivazioni sul rigore non dato ad Asamoah, Spalletti ha tra le mani un potenziale mostruoso, ma troppe sono state le chiacchiere durante le amichevoli e il calciomercato. Sarà il campo, come sempre, il vero giudice da qui a fine stagione. Ora c’è da lavorare, far coesistere e oliare a fondo i meccanismi di Mauro Icardi e Lautaro Martinez (che bel giocatore!). Il Sassuolo, tuttavia, nonostante un rigore dubbio, ha meritato i tre punti. È così bello vedere all’opera le squadre di De Zerbi.
5. In quattro minuti ha salvato una partita che sembrava ormai spacciata, ma questa squadra ad oggi risulta una delle serie pretendenti a scendere in Serie B, se non fosse per alcuni singoli in grado di fare – a volte, se non spesso – la differenza nelle zone basse della classifica quando l’avversario è in preda ad amnesie più o meno giustificate. Signore e signori, parliamo dell’Udinese. Sarebbe cosa buona e giusta se si recuperasse anche Scuffet. Il Parma getta via due dei potenziali tre punti, addirittura è stato a un passo dal perdere anche quel punticino guadagnato che male non fa. Inglese realizza un goal davvero bello, D’Aversa vuol dimostrare anche in massima serie di essere un allenatore all’altezza. Velazquez rischia di non arrivare ad ottobre, ma quanto sarà completamente colpa sua?
6. La Spal sbanca Bologna e vince meritatamente il primo scontro diretto perla salvezza. Ci pensa un giocatore di talento (Kurtic) ad infiammare le piccole squadre, mentre Filippo Inzaghi ha tra le mani una patata bollente difficilmente da risolvere se non arriva presto gennaio (oppure dovrà inventarsi qualcosa). Il palo di Helander all’ultimo respiro fa male.
7. Andreazzoli aveva già allenato in Serie A la Roma nel ruolo di traghettatore, forse messo lì per necessità virtù. Ricalca i campi della massima serie tenendo per mano l’Empoli: il loro ritorno è una convincente vittoria sul Cagliari, che tende a sparire quando il gioco comincia a farsi duro. Infatti, non si è quasi mai visto. I toscani non avranno la forza sulla carta per ottenere una tranquilla salvezza, intanto si godono il primato e soprattutto tre punti già fondamentali per il diciassettesimo posto, traguardo minino.
8. Maran può stare tranquillo con Giulini: Cellino l’avrebbe già esonerato.
9. Pressing su Canale 5 è il richiamo degli Anni ’90, quando il calcio era diverso e forse più bello, sicuramente meno polemico. L’operazione nostalgia è in atto: ora vogliamo Guida al Campionato la domenica alle 13 e Domenica Sprint sulle reti Rai, così il quadro è completo (e si ritorna bambini per un po’).
10. Almeno la Serie A è partita, nonostante tutto. La Serie B rischia di non partire, così come la Serie C, la Serie D e tutte le altre categorie come se fosse una reazione a catena. Questo è attualmente il nostro calcio, ammaliato da un mercato tornato ad essere di grido non solo con l’affare Juve-CR7, che a fatica prova a nascondere tutte le sue contraddizioni. Urge una riforma strutturale all’intero movimento per tornare ad essere padroni di una credibilità ad oggi utopica, lontana anni luce dal normale, impossibile da ottenere quando i troppi interessi in ballo non possono lasciare spazio al buonsenso. Riflettiamo ancora una volta e cerchiamo di trovare un punto d’incontro prima di essere travolti da tanto innumerevoli quanto giusti ricorsi provenienti da più parti, prima che venga cambiata un’altra regola in cinque minuti agli estremi di un golpe vergognoso, contro ogni crisma di una passione che deve restare viva nei tifosi e negli appassionati di ogni colore.

Andrea Cardinale

(andreacardinale91@gmail.com)

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