#MON_DIALE: dal riveder le stelle alle stelle da rivedere

 

La prima giornata del campionato del mondo 2018 è ormai quasi giunta al termine. Salvo futuri exploit della Colombia, infatti, tutte le nazionali più accreditate per la vittoria finale del torneo hanno già messo piede in campo, con alterne fortune.

Tanti i protagonisti che si sono contraddistinti in queste prime gare, poche le stelle che hanno brillato. Dopo l’inaugurale Russia – Arabia Saudita, gli occhi del globo si erano focalizzati su Egitto – Uruguay, speranzosi che El Matador Cavani o Il Pistolero Suarez (ma anche Lazzaro Salah) li facessero brillare a suon di gol. Nulla di fatto: è Gimenez a far saltare di gioia El Maestro Tabarez al minuto 89.

RONALDO –

Le prime emozioni degne della ex coppa Rimet le ha date Spagna – Portogallo, quarta gara della rassegna: un testa a testa aperto e chiuso da Cristiano Ronaldo che nel mezzo ha visto le comparsate di Diego Costa e Nacho. Il capitano portoghese è per distacco il migliore del primo turno; fumo negli occhi la tripletta che vale il pareggio, Cristiano è un uomo squadra a tutto tondo: segna, difende e sforna assist per i compagni. Lo avevano accusato di essere in calo nel finale di stagione, ha dimostrato di essersi solo riposato.

GRIEZMANN –

La Francia di Deschamps passerà alla storia … come prima squadra ad aver ottenuto una vittoria 100% frutto della tecnologia.  Le uniche volte in cui Les Bleus si sono fatti vedere, sono state a favore degli addetti Var e Gol-line technology. Aspettando di entrare negli almanacchi sportivi, potete già trovarli in un libro di Asimov.

MESSI –

Lionel Messi è l’anti-Ronaldo, e lo ha ampiamente dimostrato nell’esordio della Argentina contro la modesta (per le dichiarazioni post gara più che per il livello tecnico-tattico) Islanda. Leo, quando indossa la camiseta dell’Albiceleste, non riesce proprio a lasciare il segno.  Il rigore fallito (e calciato in malo modo) è solo l’apice di una prova opaca che lo ha visto incaponirsi (dopo l’errore soprattutto) in azioni personali ed egoismi che al massimo esponente ancora in attività del Tiki Taka dovrebbero essere sconosciuti. Quando il 10 di Rosario gioca così, non dimostra di avvertire sulle sue spalle il peso di una nazione (come molti lo accusano), bensì di considerare incapaci di portarlo alla vittoria i compagni di squadra (vi dicono nulla gli assist di Ronaldo per il poco cinico Gonçalo Guedes?). Gli unici passaggi di Messi registrati, sono richieste di 1-2. Più che venire schiacciato dal peso dell’Argentina, rischia di schiacciare l’Argentina col suo peso.

LA GERMANIA –

Croazia (2-0 alla Nigeria) e Germania (0-1 col Messico) sono le due facce della stessa medaglia. Luka Modrić e compagni hanno rappresentato la variabile impazzita in tutte le ultime manifestazioni internazionali, perdendosi sul più bello per limiti propri piuttosto che per valore degli avversari. Quest’anno ci riprovano con le stesse armi (talento e una solida organizzazione di gioco) e la partenza è stata delle più convincenti della manifestazione. La Mannschaft guidata da Joachim Löw ha così tanti campioni che non solo ha dovuto lasciarne qualcuno a casa (su tutti Leroy Sané), ma è pure difficile identificarne uno come simbolo. Cominciando da Neuer e finendo con Werner (per restare ai soli titolari), la formazione tedesca è la più completa con Brasile e Spagna, ma ciò non gli ha impedito di perdere all’esordio contro il Messico del Chicharito Hernández. Manovra lenta (malgrado Kroos in regia e Özil sulla trequarti), attacco sterile (proprio nell’anno in cui il vetusto Klose e il macchinoso Gómez hanno fatto spazio al rampante Werner) e difesa inesistente (Lozano spina nel fianco, quello destro che  Kimmich lasciava sempre scoperto) le cause di una sconfitta che il Ct messicano Osorio ha affermato di aver pianificato per sei mesi.

NEYMAR –

Anche la rosa del Brasile è zeppa di fuoriclasse, ma tutti vengono oscurati dal record-man Neymar. O Ney non è ancora in condizione, complice l’infortunio al piede che lo ha tenuto lontano dai campi nel finale di stagione, e forse il Ct Tite avrebbe fatto meglio a risparmiargli la partita contro la Svizzera, avendo nello straripante Douglas Costa e nel prezioso Roberto Firmino due ottime alternative quantomeno per cominciare il match. Il finale è stato un deludente 1-1. Neymar andrebbe aspettato e fatto giocare quando la forma fisica ne possa esaltare il talento, ma iniziare bene nel mondiale era cruciale e la Seleção  ha fame di riscatto dopo le ultime  Copa América e l’onta del Mineirazo.  Con la speranza che, alla fine, a essere inghiottito non sia proprio O Ney.

KANE –

Le ultime due big a scendere in campo sono state Belgio e Inghilterra, rispettivamente contro Panama e Tunisia.
Entrambe le gare sono risultate più ostiche di quanto sarebbero dovute essere sulla carta e più di quanto dica il risultato. Il Belgio ha sbloccato la gara con una invenzione di Mertens che ha arginato le velleità de La Marea Roja e la partita è praticamente finita. I due gol di Lukaku sono buoni solo per nascondere i problemi di gioco dei Diables Rouges e per salvare il Ct Roberto Martínez dalle critiche per l’esclusione di Nainggollan.
Il match dell’Inghilterra ha rischiato invece di essere un’esplicativa summa e un’amara conferma della storia della nazionale dei tre leoni: un inizio sfavillante che poteva ammazzare l’incontro, un’ingenuità che poteva tagliarle le gambe. Ci voleva un evento eccezionale per salvare la regina, è arrivato un uragano al novantunesimo a stravolgerne il destino. Harry Kane è risultato per la manovra meno decisivo di quanto non lo sia nel Tottenham  (colpa forse del diverso credo calcistico di Southgate rispetto a Pochettino), ma definire “fortunati” due gol che sono identici per senso della posizione e visione della porta è un insulto a una delle stelle che più hanno brillato sulla campagna di Russia.

Mattia Corciulo
mattia92corci@hotmail.it
fonti utilizzate: Wikipedia, Google notizie, tuttomercatoweb

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