Europa nel segno del tricolore (a metà)

 

 

 

 

 

E’ passato poco più di un giorno dalla storica qualificazione della Roma e poche ore dalla scottante eliminazione della Juventus. Il verdetto di questi quarti di finale è che questo “gap” tra calcio italiano e calcio spagnolo, tanto decantato negli ultimi anni  è sparito in soli 180 minuti.

Perché già i risultati dell’andata erano sembrati bugiardi, esagerati; una Roma ed una Juve che non erano sembrate così inferiori, cadute solo sotto i colpi inferti da alcuni fenomeni e da alcune sviste difensive (anche un po’ sfortunate). Ma nell’aria sembrava potesse esserci la consapevolezza di poter fare il miracolo.

Ha cominciato la Roma martedì sera, con un Olimpico vestito a festa, che ha spinto i suoi gladiatori nell’arena. Sono bastati determinazione, coraggio e solidità per azzerare i fenomenali blaugrana, che a dirla tutta, in questi ultimi anni, vivono più di rendita che di qualità, affidandosi ai soliti interpreti che però iniziano ad invecchiare e a rendere un sistema di gioco collaudato, uno scricchiolante marchingegno.

Fatto sta che i gialllorossi, consci delle loro caratteristiche sfruttano ogni occasione a loro disposizione e riescono a fare il capolavoro inatteso, ma sperato. 3 a 0 secco, firmato da uno straordinario Dzeko che in neanche 5 minuti suona la carica e fa partire la festa, confermato da De Rossi, ex capitan futuro, ora capitano a tutti gli effetti che si è preso la responsabilità di un rigore pesante (sembrava quasi di rivedere Totti), e sottolineato da Manolas, eroe per un giorno nell’area di rigore, ma avversaria.

Ieri si respirava già un’atmosfera meno fiduciosa attorno ai bianconeri, anche se all’andata avevano retto 60 minuti senza troppe difficoltà, prima che Ronaldo giocasse a fare il fenomeno. Il Real è il detentore delle ultime due Champions, la qualità è indubbia. Perché crederci? La risposta era semplice: perché la Juve è tutta cuore e gambe, ma anche qualità. Ieri il capitano ha neutralizzato diverse occasioni importanti, Mandzukic è stato superbo, Costa una spina nel fianco, Chiellini granitico. Tutti una spanna sopra alla compagine blancos. Sullo 0 a 3 si iniziava a respirare aria di rivincita, di inversione del trend che vede la Spagna prima della classe in tutto e per tutto.

Ma si sa che a volte i sogni si cullano a lungo per poi vederli infrangere. Il problema è stato come si sono infranti. A 30 secondi dalla fine, con la Juve già pronta a giocarsi due cambi nei tempi supplementari. Ultima azione Real, l’arbitro è sicuro(?) di ciò che vede e fischia rigore per un contatto Vazquez – Benatia. La Var in Europa non esiste, l’arbitro di porta c’è ma evidentemente non è in grado di aiutare il collega inglese in campo. Ed ecco che dal cullare un sogno, si passa a vivere un incubo. Buffon però non ci sta. Lui che al gol di Matuidi ha esultato come il primo degli ultras bianconeri, lui che probabilmente è all’ultima stagione, si scaglia contro l’arbitro. Perché Buffon sa cosa significa essere lì, e sa come si è arrivati al 93′ a più 3 sui campioni in carica, per di più nel loro tempio mai violato. Lo affronta, ma l’arbitro non gradisce e addirittura tira fuori il cartellino rosso.

E qui si spegne la luce sull’avventura europea di un uomo che resterà leggenda a prescindere da quel maledetto cartellino, da quel maledetto rigore.

Dal dischetto Ronaldo di certo non può sbagliare. E qui si spegne la luce anche sulla rincorsa alla coppa dalle grandi orecchie per la squadra di Allegri, il mister che ha avuto il merito di annullare in una settimana le incertezze, le difficoltà, le ingenuità, le inesperienze dei suoi ragazzi, riportando gli dei sulla terra e dei semplici uomini nell’Olimpo.

Cosa ci rimane dunque di questa Champions: sicuramente una squadra italiana ancora in lotta per la vittoria, e per la quale, al di là dei colori che sosteniamo, dobbiamo tifare; ed una squadra che anche se eliminata, ha ampiamente dimostrato nelle ultime stagioni, di essere tra le top five d’Europa.

E poi due capitani: De Rossi, bandiera a volte anche troppo criticato dagli stessi tifosi, ma sempre gladiatore dal cuore giallorosso, emozionato per quella che ha detto essere una delle sue partite più belle e che suona la carica per Kiev, perché arrivati fino a qua, chissà che…

e Buffon, che dà il suo addio (probabile), corroso nel cuore da un arbitrato da lui giudicato non all’altezza (per usare un eufemismo) ma orgoglioso perché sa di far parte di una squadra di eroi, capaci di risollevarsi sempre; ed inoltre consapevole del proprio valore e della propria carriera leggendaria.

Due facce della stessa medaglia, quella medaglia che dice “Italia contro Spagna… il risultato non è più così scontato”.

 

Giulia Natale

giulianatale@ymail.com

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