Inter, è il momento di andare in ritiro

Due mesi senza vittoria. Due mesi di crisi. È vero, la classifica dice ancora 4° posto e quindi, virtualmente, ancora Champions League. Ma non sarà per sempre così. Non è per polemica o per diffondere pessimismo, ma l’Inter è in crisi: è sotto gli occhi di tutti, e per questo è il momento di andare in ritiro, ad oltranza. La classifica ha tenuto a galla la squadra, ma è stato un crescendo di disagio, in campo prima e anche fuori poi.

Non si può vincere per sempre, è vero

Sino ad inizio dicembre il campionato dell’Inter è stato praticamente perfetto. Da prima della classe. Purtroppo però la magia è finita, e ha mostrato tutte le falle che l’entusiasmo e un gruppo in stato di grazia ha saputo camuffare nei mesi precedenti. Spalletti è sempre stato consapevole dei problemi, non ne ha mai negato l’esistenza. E all’inizio i problemi sono stati correlati ad un fisiologico calo sul piano fisico e alla fine della magia.

Un gioco molto semplice come quello sulle fasce messo in pratica dall’Inter, seppur con le invenzioni di Borja Valero, unica nota di creatività, diventa comprensibilmente prevedibile per tutte le squadre avversarie. Una situazione del genere è legittima: c’è bisogno di freschezza, di inventiva, di fiato. La sosta potrà fare bene, il gruppo attraversa qualche difficoltà. Inter – Pordenone, in Coppa Italia, è la partita che fa male, malissimo al gruppo, sul piano psicologico.

inter pordenone

Non è una semplice crisi. La squadra è spaccata. La crisi c’è e sembra destinata a restare. È la fotocopia dell’Inter degli anni scorsi, anche se un po’ migliore ad essere onesti, ma è frutto del livello oggettivamente superiore dell’organico rispetto al passato post-Triplete. La squadra è svogliata, lenta, spenta, e non sembra esserci modo per rialzarsi. Il gruppo sembra non esserci più: dove c’era altruismo c’è gioco a testa bassa, dove c’era sicurezza ci sono disimpegni da brivido, dove c’era concretezza ci sono occasioni sprecate. I perni della squadra non ci sono più. E come se non bastasse…

Come se non bastasse: mercato, social, allenatore

È gennaio, ed è l’inferno. I tifosi sono rimasti scottati dal mercato estivo partito con il nome Vidal e finito con Vecino: tutto il rispetto del mondo per l’ex Fiorentina, ma la tipologia di giocatore è molto diversa. Pastore, questo il nome del giocatore che fa gol sulla bocca di tutti. Un giocatore che servirebbe senza dubbio, ma non è ciò che chiede Spalletti: un uomo da piazzare davanti alla difesa, al posto di un Gagliardini ombra del giocatore della Dea visto in passato. Pastore non arriva, e i tifosi (comprensibilmente) si arrabbiano. Brozovic viene tirato giù dall’aereo verso Siviglia già con la cintura allacciata, Nagatomo saluta, ci sono indiscrezioni su Icardi (già l’attaccante che fa gol è uno solo, vendiamolo pure e siamo a posto).

Il caos domina l’ambiente Inter. Grazie al cielo arriva una riserva in più per il centro della difesa: Lisandro Lopez. Poi arriva Rafinha, un’incognita che dai minuti visti sabato sera contro il Crotone è l’unico a fare ben sperare in questo momento. Poi la telenovela Instagram Icardi-Wanda-Perisic-Brozovic-Skriniar, di cui mi sono vergognato tantissimo da interista. Lui smette di seguire loro, poi lei, poi lei segue ancora lei, poi alcuni di loro. Volutamente, non ci ho capito molto. Il caos aumenta.

E poi la ciliegina sulla torta, in una situazione già ai limiti del normale. Spalletti, dopo Inter – Roma, avrebbe parlato all’uscita da un ristorante con dei tifosi giallorossi che, prontamente, hanno divulgato le sue dichiarazioni, che in merito all’ambiente Inter parlano di una situazione ai limiti della follia. È ovvio che all’uscita da un ristorante a notte fonda, senza telecamere, ci si possa lasciare andare un pelino: l’esagerazione mediatica delle dichiarazioni (la situazione dell’Inter, di Pastore, degli acquisti, delle attese infinite per ogni trattativa, non è forse ai limiti della follia?) è abbastanza evidente, ma è davvero la ciliegina sulla torta. Il caos è totale.

In ritiro per ritrovarsi

È il momento di andare in ritiro. A oltranza. È stata una soluzione già provata da Spalletti prima del Derby di Coppa Italia di fine anno, ma ora è il momento di andarci per ritrovare il gruppo, per ritrovare la testa e la gamba, per tornare ad essere veramente una squadra e scacciare ogni chiacchiera mettendosi sotto con il lavoro. È il momento di andare in ritiro per tornare ad essere l’Inter.

Andrea Careddu
(a.careddu1@gmail.com)

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