Milan, la strada è buona: da Gattuso al nuovo modulo, l’Europa è possibile

Buone, buonissime le risposte avute da Milan nei due scontri consecutivi contro la Lazio. Ottenere una vittoria e un pareggio contro una delle squadre più in forma del momento è un risultato che solo poche settimane fa sarebbe sembrato follia. Il mercato (giustamente) non ha portato novità in una squadra tutta nuova che piano piano sta trovando il giusto feeling tra i reparti. Anche la classifica può far sorridere almeno in parte: i rossoneri sono settimi, dieci punti e tanti rimpianti dietro la zona Champions ma in pienissima corsa per un posto in Europa, senza contare la Coppa Italia (in cui è in corsa per la finale) e soprattutto l’Europa League, in cui il percorso dei rossoneri è stato a tratti sfavillante, tralasciando qualche ininfluente battuta d’arresto.

Un cambio di rotta moderato quello del nuovo condottiero Gennaro Gattuso: consapevole del bisogno di certezze del suo Milan, non ha imposto un cambiamento generale dall’alto che avrebbe significato sprecare un’intera stagione. Così, Gattuso ha lavorato sulla testa dei suoi giocatori, per creare quel gruppo che era mancato ai rossoneri. Anche nelle interviste post-Benevento, forse il punto più basso della stagione del Milan, ha sempre mostrato di voler costruire un’identità di squadra, spiegando quanto tutti, dall’allenatore al terzo portiere, si fossero vergognati per quel risultato.

Il più grande merito di Gattuso è aver imposto una semplicità di gioco: il Milan, pur avendo tanti elementi di qualità, non può permettersi un gioco spumeggiante come quello di Napoli o Roma. Il 4-3-3 del nuovo Milan ha dato ordine alla difesa, in cui si è notata la progressiva crescita di Leonardo Bonucci e le ottime prestazioni del giovane Calabria (in attesa ovviamente di Conti). Non solo: viste le difficoltà difensive del Milan, Gattuso ha spinto la squadra a cercare di segnare un gol più degli altri. Il ritorno a buoni livelli di Franck Kessié, ora più libero di spaziare in avanti, non è certo un caso, così come la fiducia data all’oggetto misterioso Calhanoglu: l’errore di ieri sera è pesante, ma il turco era reduce da ottime prestazioni sull’out di sinistra, mostrando colpi d’alta scuola e la qualità di un vero numero 10. Inoltre, avere il turco in campo garantisce una soluzione di primissimo livello sui calci piazzati, di cui il turco è uno specialista.

Il problema più grosso da risolvere ad ora rimane quello del centravanti: se su Andre Silva pesa la maledizione del 9 che perseguita i successori di Filippo Inzaghi da Pato a Fernando Torres, non si può certo dire che a Nikola Kalinic sia andata molto meglio. L’ex-Fiorentina fino ad ora è stato spesso abulico e poco cattivo sotto porta, non riuscendo mai ad essere davvero decisivo. Il Milan si attendeva almeno una quindicina di gol dal croato, che invece (complice qualche infortunio) non si è mai preso l’attacco dei rossoneri come avrebbe dovuto. Gattuso ha ribadito la sua fiducia, cosa che non ha fatto con Andre Silva con lo stesso vigore, e continua a proporlo come titolare, ma ogni pazienza ha un suo limite. Limite che sembra non avere la crescita di Patrick Cutrone, protagonista di una stagione pazzesca che lo ha portato da piacevole sorpresa della Primavera a valida scelta in attacco nonché serissimo candidato per il posto da titolare. Il ragazzo ha solo 19 anni, ma per cattiveria e fiuto del gol sembra un veterano. I tifosi stravedono per lui, e molti lo hanno già paragonato a Pippo Inzaghi. Meglio andarci piano con i paragoni, ma il ragazzo i numeri li ha.

Le prossime due sfide di campionato per il Milan saranno contro Udinese e Spal, prima del decisivo incontro con la Sampdoria a San Siro per un posto in Europa. Forse per sognare in grande è tardi, ma la strada per un ritorno in alto è quella giusta.

Luca Mombellardo (lumombe@gmail.com)

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