L’insostenibile leggerezza dell’essere (Sarri)

C’è una domanda che riaffiora ciclicamente, inesorabilmente, nel tifoso Napoletano.
Ritorna con cadenza quasi disarmante nella mente di quei tifosi che si trovano a dover commentare l’uscita da una coppa, che sia europea o nazionale conta poco: “Perché tutto questo turnover?”  
Parliamoci chiaro, non siamo dalla parte di coloro che criticano a priori e solo per la sconfitta. Non vogliamo inserirci nella schiera dei tifosi “italioti” che giudicano il tutto solo dal risultato, di quelli per cui il fine giustifica il mezzo a tutti i costi.
Le coppe sono fatte di scontri ad eliminazione diretta, di gironi in cui steccare anche una sola partita può costare carissimo, di partite da dentro o fuori senza uscita di emergenza.
Al contempo, però, c’è modo e modo di perdere. O, meglio ancora, c’è modo e modo di non perdere.
Perché se è vero che il Napoli non è squadra costruita per vincere tutto, o per dirla alla Allegri “per arrivare a marzo rimanendo dentro tutte le competizioni”, è pur vero che dagli errori bisogna imparare.
Ed in questo senso ci sembra che il Maestro Sarri (“M” in maiuscolo per nulla casuale) abbia ancora ampi margini di miglioramento.
Si, perché se nella gestione tecnico-tattica della squadra nulla può essere eccepito all’ex bancario, che ha portato il Napoli ad essere “tra le migliori tre squadre d’Europa per come gioca a calcio” (cit. Pep Guardiola), lo stesso non può essere detto per quanto concerne la gestione del turnover, specie nei momenti cruciali della stagione. Quelli, appunto, del dentro o fuori.
Le scelte di ieri sera, in particolare, hanno lasciato perplessi molti addetti ai lavori (e non solo).
L’esclusione dai titolari di Mertens, Insigne, Reina ed Allan, oltre a quella forzata di Ghoulam, infatti, oltre a minare molte delle certezze dei partenopei, ha contribuito a rinvigorire la forza di un’Atalanta che è squadra da sempre ostica al Napoli.

Ancor più sconcertante, poi, è parsa la decisione di sostituire Callejon ed Hamsik, senza dare possibilità ai “tre tenori” ed al giocatore più in forma del momento di provare ad invertire la rotta di una partita compromessa ma, forse, non fino in fondo.
E’ vero che il Napoli, ad eccezione del centrocampo in cui Zielinski e Diawara rappresentano due validissime alternative ai titolari, non ha una rosa idonea a garantire un turnover anche ai giocatori offensivi. E’ pur vero, tuttavia, che in una partita da dentro o fuori come quella di ieri, non è parsa scelta oculata quella di snaturare completamente la squadra, inserendo in attacco due giocatori adattati in ruoli non propri (Zielinski e Callejon) ed un terzo (Ounas) che pare ancora un corpo estraneo al resto della ciurma.
A maggior ragione se si considera che si andrà incontro ad una sosta di quindici giorni che avrebbe dato modo a tutti di recuperare le forze…
D’altro canto la scelta del tecnico partenopeo si pone in linea di continuità con scelte effettuate nel  passato, recente e non solo.
Con riguardo alla stagione in corso basti pensare al mancato utilizzo di Allan e ,soprattutto, di Mertens nella partita persa contro lo Shaktar (match che ha compromesso l’intero girone di Champions…).
Per quanto concerne il passato meno recente, invece, il turnover più “sanguinoso” è stato probabilmente quello attuato in occasione dei sedicesimi contro il Villareal (in quel caso furono lasciati fuori Insigne, Higuain ed Allan) che costò l’eliminazione dall’Europa League del 2015/2016.
In questo senso il Mister sembra essere in accordo con il suo Presidentissimo che, in più occasioni, ha rimarcato come il Napoli debba concentrarsi sulla vittoria del campionato, invocando un turnover anche in partite prestigiose come quella contro il City…
Occorre però evidenziare come ragionamenti del genere, sintomatici di una mentalità non da grande squadra, non facciano il bene del Napoli, né tantomeno di Sarri che, purtroppo, dimostra di non aver imparato dagli errori del passato.
Perché per diventare grandi, ahinoi, non basta giocar bene e vincere la domenica. Per diventare veramente grandi, al contrario, bisogna competere anche il martedì ed il mercoledì.
Perché si sa, vincere aiuta a vincere, a mantenere il morale alto, a non essere soggetto a critiche e ad evitare facili malumori che, specie in una piazza come Napoli, possono essere deleteri.
La speranza è che Sarri, che oltre ad essere professionista capace è persona intelligentissima, sappia guardarsi indietro per poter affrontare nel migliore dei modi la stagione ancora in corso.
Perché, oltre al campionato, c’è un’Europa League che da troppo tempo non torna in terra italiana…

F. P. D. P.

paolo.dipancrazio@virgilio.it

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