Caporetto

Dal 1917 al 2017 sono passati cento anni, una guerra mondiale e mezza e nove papi. Il 24 ottobre 1917, gli eserciti degli imperi centrali sfondarono il fronte italiano a Caporetto, generando la più clamorosa ritirata della storia italiana, un evento che è diventato nomenclatura. Quella di ieri sera è stata una Caporetto, forse la più sonora della storia del calcio italiano. Di certo degli ultimi sessant’anni, da quel 1958 in cui l’Irlanda del Nord sbattè fuori un’Italia di uruguaiani naturalizzati a fine carriera (Ghiggia, l’eroe del Maracanazo del ’50 fu addirittura espulso). Un disastro, irripetibile per molti, fantasia per quasi tutti. Invece è successo di nuovo, e questa volta è un disastro di proporzioni ancora maggiori.

L’Italia viene da due mondiali in cui ha collezionato altrettante eliminazioni ai gironi: quella del 2010 era una squadra nata male, poggiata su una generazione ormai finita da un paio d’anni e su pochi e inadeguati nuovi elementi. Nel 2014 Prandelli si fidò di quel Mario Balotelli che lo aveva portato in finale europea, e venne deluso ripetutamente, massacrato dalla stampa senza avere eccessive colpe. In Sudafrica eravamo datati, in Brasile inadeguati.

Questa volta invece la situazione è completamente diversa. L’Italia è una squadra giovane, con elementi d’esperienza in difesa e un potenziale offensivo che non vedevamo da anni. Eppure eccoci qui, al palo. Belotti, Immobile e Insigne sono giocatori che sanno scaldare i cuori dei tifosi, sono nel pieno della loro carriera o comunque in grande crescita, leader delle squadre in cui militano. Eppure eccoci qui, sempre al palo.

La squadra azzurra si è ritrovata a giocare contro un avversario contro cui al momento non può vincere, e non perché sia inferiore. L’Italia sulla carta avrebbe dovuto scherzare con la Svezia, ed è stato proprio questo il problema: una squadra disorganizzata come la nostra, è da sfavoriti che rende meglio. A San Siro, davanti a settantamila persone si è presentata invece una squadra di dieci fabbri ferrai che ha messo un pullman davanti a un portiere incerto e ha detto ora provate a segnare. Sulla ripartenza di Berg, Bonucci ha rimontato mentre era infortunato. Sono fisici, carenti tecnicamente e incapaci di fare possesso palla, ma tremendamente efficaci. 27 tiri a 7, 4 a 1 nello specchio, 77% contro 23% di possesso palla. 0-0, Svezia ai mondiali di Russia.

Giampiero Ventura ha sbagliato tutto. Non è un insulto, non è un’accusa, non è un becero coro da stadio: è semplicemente la verità. Ha ignorato le indicazioni dei campionati, ha mortificato la fantasia dei pochi elementi di qualità, ha imposto ruoli eccepibili in nome di un modulo inadatto alla Nazionale. Non va accusato per aver seguito le sue idee, ma per aver imposto a Cesare di essere Cicerone, e aver preteso da Baudelaire la tecnica di Carducci. La nostra storia come Nazionale racconta di squadre ordinate e semplici, con uno-due elementi fuori dal comune capaci di far alzare e abbassare il battito cardiaco.

Giampiero Ventura ha sbagliato tutto. Già parlato di tattica, ora di gestione. Si è tanto parlato dell’82, in cui Bearzot fu criticato da tutti per poi ricevere complimenti da tutti. Ma Enzo Bearzot aveva un gruppo stretto a scudo intorno a lui, completamente unito al Vecio al punto di proclamare il primo silenzio stampa della storia del calcio. Ventura non ha mai legato con i senatori, importantissimi in questa nazionale di giovani rampanti. Lo sfogo di De Rossi di ieri sera è lampante, la riunione dei giocatori senza il ct un allarme inascoltato. Ma il simbolo di questo è la faccia sconvolta di Insigne all’andata, nel dire ai compagni di essere stato collocato a centrocampo.

Giampiero Ventura ha sbagliato tutto, soprattutto su un dettaglio: ha considerato la partecipazione a Russia 2018 già ottenuta, perché l’Italia in quanto Italia non avrebbe mai potuto rimanere fuori. Ha parlato per tutta la sua gestione di come affrontare i mondiali, delle aspettative per i mondiali, senza guardare a un girone di qualificazione problematico, con una Spagna in crescita. Ha offeso le basi stesse del calcio, ritenendosi al di sopra delle infinite possibilità del gioco come hanno fatto il Brasile nel ’50 e la Francia nell’ultimo europeo.

La prossima estate, i tifosi italiani probabilmente non avranno il cuore di accendere la TV. La rassegna russa sarà un teatro di campioni pronti a sfidarsi per il trofeo mondiale, ma i quattro volte campioni del mondo, la seconda nazionale per numero di vittorie non ci sarà. Gli stessi tifosi italiani però vorrebbero vedere altre cose: cambi totali di rotta all’interno della FIGC, la riforma di un campionato che ha scelto la mediocrità allargata, impedendo ai nostri giovani di fare esperienza in contesti di grande livello e mortificando sempre di più una cadetteria di stadi vecchi, vuoti e in rovina. Una cadetteria in cui andrebbero inserite le squadre B, perché non basta imporre nelle liste un numero di cresciuti nel vivaio, se a questo vivaio non viene permesso di crescere. Primavere lasciate allo sbaraglio, giovani abituati al modesto e nessun segno di vita dalle alte cariche. Caporetto in ufficio, Caporetto sul campo. Caporetto per l’Italia.

Luca Mombellardo (lumombe@gmail.com)

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