Si salvi chi può: la lotta salvezza dopo dodici giornate

Si salvi chi può. Dopo 12 giornate, la Serie A si ferma per i playoff mondiali, ed è tempo per ogni squadra di fare due conti. Classifica alla mano, il nostro campionato risulta diviso in tre tronconi, in ognuno dei quali vi sono squadre con obiettivi stagionali abbastanza simili, ma anche qualche grande delusione o qualche ottima partenza. Ovviamente va tutto rapportato al periodo: non sono state giocate nemmeno un terzo delle partite in programma, e i calendari sono stati più clementi con alcune che con altre. Le prime cinque in particolare (Napoli, Juve, Inter, Lazio e Roma) sembrano poter fare campionato a sé, con la sola Sampdoria (a meno quattro dalla Roma e con una partita in meno da giocare proprio contro i giallorossi) e l’incognita Milan a sperare in un rientro. Dopo, si ha un lunghissimo gruppone che parte dal Torino e arriva al Bologna, con Udinese e Cagliari leggermente più arretrate ma che comunque hanno già dimostrato di poterci stare (troppo) tranquillamente in questa Serie A a venti squadre. Per tutte le rimanenti (Crotone, Spal, Sassuolo, Genoa, Verona e Benevento) saranno dolori, e servirà lottare fino alla fine per conquistare l’agognata salvezza.

Chi può sorridere più degli altri è decisamente il Crotone: Nicola, dopo un inizio difficile, ha trovato i suoi equilibri. Aiutato anche dalla partenza a rilento di altre 5-6 squadre, ha trovato il tempo per riflettere sui cambiamenti da approntare. Sostituire un uomo decisivo come Falcinelli (andato per altro a una diretta concorrente) e un leader della difesa come Gian Marco Ferrari non era per nulla facile. Ha avuto ragione ad aspettare Budimir: i gol arrivano solo ora, ma anche nella pesante debacle subita con la Samp, il croato aveva sfoderato una prestazione da 7 in pagella, colpendo anche una clamorosa traversa. Il feeling con Trotta migliora di giorno in giorno, così come gli equilibri difensivi, aiutati dalla presenza di un portiere esperto e affidabile come Cordaz. I punti in cascina sono tanti quanti Udinese e Cagliari, ma occhio a non adagiarsi (vedi Empoli).

Tre punti sotto il Crotone e altrettanti sopra la zona retrocessione sta la migliore delle neopromosse, la Spal di Semplici. I ferraresi, al contrario, hanno iniziato molto bene (pareggio con la Lazio e vittoria con l’Udinese nelle prime due) ma dalla terza alla decima giornata hanno totalizzato un solo punto. Nelle ultime due si sono rialzati, dimostrando finalmente di essere i più attrezzati delle tre salite di grado, ma non basta. Preoccupa, e non poco, la mancata esplosione di Borriello, a secco dalla seconda giornata e più volte escluso da Semplici. Ad oggi, sono Antenucci e Paloschi a dare maggiori garanzie dell’ex Cagliari. Interessante il recupero di Mattiello, terzino scuola Juve, che tanto bene aveva fatto al Chievo fino ai due terribili infortuni. Fuori praticamente da due anni, sta recuperando e bene il posto da titolare. Se son rose, fioriranno.

A galla, ma con respiro affannoso, si trova anche l’ormai ex Sassuolo delle meraviglie, passato in un lampo dai fasti europei all’incubo Serie B. La matrice italiana è rimasta, ma il gioco per ora è inesistente, e lo dimostrano i sei gol in dodici partite realizzati dai neroverdi. Davanti, il solo Politano riesce parzialmente a tirare la carretta, ma avrebbe bisogno dell’aiuto di qualcuno: di quel Berardi che tanto si è acclamato e ora sembra avvolto in una spirale rovinosa senza fine. Prevedibile, quasi rassegnato a restare nell’anonimato e incapace di guidare il Sassuolo come sa fare lui. I quattro gol al Milan sembrano lontani decenni. Disastroso anche l’impatto di Falcinelli, che dopo i fasti di Crotone era chiamato a guidare l’attacco degli emiliani. Per non parlare di Matri, le cui reti si contano ormai sulla punta delle dita. La panchina per Bucchi scotta come non mai, e se non riuscirà a trovare una quadra, sarà (giustamente sostituito).

Veniamo ora alle zone calde, caldissime: Genoa, Verona e Benevento si trovano in situazioni davvero complesse. Fra queste, i rossoblù sembrano quelli più in grado di rimontare: tante sconfitte, è vero, ma alcune individualità (Taarabt) ci sono e possono fare la differenza. Inoltre, in alcuni casi il Genoa non ha meritato la sconfitta, e anche nel derby se l’è giocata fino alla fine. Per questo fa discutere l’esonero di Ivan Juric, genoano nel midollo e capace di caricare la squadra. Ballardini ha il volto della soluzione temporanea che difficilmente durerà, e sembra la solita operazione alla Preziosi lontana dall’idea di un progetto. A lui smentire tutti, ma l’impresa è ardua, soprattutto se il presidente cederà alle lusinghe dell’Atalanta per Laxalt, nettamente il miglior giocatore dei grifoni. Sarebbe molto meglio andare alla ricerca di una punta degna di questo nome, vista l’inadeguatezza di Galabinov e le incertezze su Lapadula.

A Verona invece la situazione è più complessa. Più si va avanti, più la rosa non sembra competitiva per la massima divisione. A partire da un portiere insicuro (Nicolas) passando per una difesa e un centrocampo privi di un vero leader fino a uno sterile attacco in cui il solo Pazzini è in grado di intimorire le difese avversarie. I gialloblù appaiono un’accozzaglia di giocatori mediocri messi insieme senza uno schema, con alcuni elementi inadatti alla massima serie come Souprayen, Caracciolo e i fratelli Zuculini. E se anche Cerci risulta non pervenuto, la situazione diventa allarmante. I giovani (Verde, Kean) possono fare una parziale differenza, ma deve anche arrivare qualche aiuto dal mercato.

Ultimo e desolato il Benevento di Baroni prima e De Zerbi ora. Dodici sconfitte in altrettante giornate sono purtroppo un record, ma quello che spaventa è la mancanza, per ora, di vie d’uscita. La beffa al 96’ contro il Cagliari è la cartina di tornasole di questa stagione sventurata (per ora) del Benevento. Paradossalmente, la quota salvezza non sarebbe nemmeno lontanissima (il che fa riflettere sul livello del nostro campionato) ma il trend è durissimi da invertire. A parte uno scostante Ciciretti, tutti gli altri elementi non sembrano per ora in grado di reggere il salto nella massima serie. Le streghe sono salite in Serie A battendo il Frosinone ai playoff, ma nove punti li separavano dai ciociari in classifica, e si sentono tutti. Per de Zerbi, una mission impossible, sperando che Iemmello ritorni il Re Pietro di Foggia, quando era l’allenatore dei rossoneri in Lega Pro

Ancora una volta, la mediocre lotta salvezza fa riflettere sull’inadeguatezza delle venti squadre in serie A, una scelta che penalizza il livello medio e causa situazioni come quella del Benevento. Alla F.I.G.C. porre un rimedio.

 

Luca Mombellardo (lumombe@gmail.com)

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