Il derby della Milano bene: Spalletti può vincerlo, Montella deve farlo

Salviamo Milano. Milan e Inter, nel loro nuovo corso cinese, hanno un solo obiettivo: riportare la Milano del football a livelli che la competono. Gli ultimi anni all’ombra della Madonnina sono stati mortificanti sia per la Beneamata che per il Diavolo, ed è una magra consolazione essere gli ultimi due club italiani ad ottenere un successo internazionale di rilievo. Dopo sette giornate, la situazione delle due squadre è quasi diametralmente opposta.

L’Inter, fallito il progetto grandeur della stagione passata, si è presentata al via in punta di piedi. Nessun botto alla Gabigol (conti societari e tifosi ringraziano), un mercato apparentemente sottotono, in cui Sabatini e Ausilio si sono preoccupati di acquistare giocatori con esperienza (Borja Valero) e giovani interessanti ma senza nomea di futuro craque (Vecino e Skriniar). I veri “colpi” del mercato interista sono stati due: la permanenza di Ivan Perisic e soprattutto l’arrivo di Luciano Spalletti in panchina. I tifosi, sempre presentissimi al Meazza nonostante le varie delusioni, erano molto scettici sull’effettiva forza dei nerazzurri. E invece, qualcosa sembra aver funzionato: alla seconda sosta nazionali, la classifica parla di un secondo posto, a pari punti con la Juventus, e di sei vittorie, un pareggio, senza nessuna sconfitta. Stando ai numeri, potrebbe lottare per lo Scudetto, ma la realtà racconta altro. L’Inter non è ancora pronta al salto di qualità che cerca da anni, e questa incompletezza è ben rappresentata dalla presenza stabile di Yuto Nagatomo sulla fascia sinistra. Dalbert per ora non ha ancora dimostrato di valere i soldi spesi, ma in questi anni la Juve e Allegri hanno insegnato che con i nuovi ci vuole calma. Se son rose, fioriranno. Intanto, Spalletti ha altri pensieri per la testa: la sua squadra vince, ma gioca male. L’ex-Roma ha portato cattiveria a un gruppo moralmente a terra, e questo ha permesso all’Inter di “sfangare” alcune partite, come la trasferta a Roma, in cui non meritavano di vincere. Adagiarsi su allori fasulli sarebbe gravissimo, ma Spalletti sembra più arcigno di Mancini (capolista solitario due anni fa) e cercherà di lavorare sul gioco.

Casa Diavolo: non è tutt’oro quel che luce. O almeno, non ancora. Lo scoppiettante mercato estivo rossonero, culminato con l’acquisto clamoroso di Leonardo Bonucci, stenta a trasformarsi in risultati. Il Milan è indubbiamente più forte, qualitativamente la differenza con lo scorso anno è enorme, ma i numeri, come sempre freddi e schietti, dicono settimo posto con dodici punti all’attivo. Tre meno della Roma e con una partita in più, uno più del Chievo. Montella non si dice preoccupato, e ha ragione visto che è solo l’inizio del campionato, ma non può più perdere tempo. Una squadra completamente rinnovata come questo Milan richiederebbe tempo di assimilazione di idee e tattiche, ma la proprietà vuole vincere da subito. In questo senso, lo sbaglio dell’Aeroplanino è stato forse il continuo cambio di modulo, che di certo non ha aiutato i nuovi a trovare la classica quadratura del cerchio, nota utopia dai tempi di Leonardo ma che tormenta allenatori da quando esiste il calcio. L’infortunio di Conti non ha di certo dato una mano. Al momento, fra tutte le opzioni provate da Montella, il 3-4-3 sembra essere la soluzione migliore, con Bonucci a guidare Musacchio e Romagnoli, Ricardo Rodriguez sulla sinistra a centrocampo e il trio André Silva-Kalinic-Suso davanti. Calhanoglu, al momento, non sembra in grado di dare continuità, ma a partita in corso può essere un’arma.

Il pronostico è dubbio: l’Inter ha la capacità di vincere il derby e restare in alto, il Milan deve vincerlo per forza. I nerazzurri arrivano leggermente più tranquilli, ma un derby non ha mai certezze e mai le ha avute. Solo una: Milano è tornata, almeno in parte.

Luca Mombellardo (lumombe@gmail.com)

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