L’importanza di chiamarsi Leo Messi

Quito, 2850 metri sul livello del mare, una notte da leggenda, un’altra pagina storica della storia del calcio. L’Argentina, con le spalle al muro, aveva un solo risultato da ottenere: la vittoria in trasferta contro l’Ecuador.

Si sa che ogni grande storia di sport ha un percorso lungo ed impervio: dopo 38 secondi la squadra di casa va in vantaggio e sempre che il destino per l’Albiceleste sia già segnato: esclusa dal mondiale 2018 in Russia. Ma è proprio nelle grandi difficoltà che entrano in scena i super eroi ed è così che sul prato verde appare un piccoletto con il 10 sulle spalle. Su quest’ultime Leo Messi non si carica solo i suoi compagni, ma un popolo ed una nazione intera. Sa benissimo che non può mancare questo appuntamento, dopo tante delusioni deve dimostrare di essere il leader di questa nazionale.

Così dopo due finali di Coppa America perse contro il Cile e la finale del mondiale persa contro la Germania, Leo Messi si riprende il suo popolo e l’Argentina intera; una tripletta storica, una qualificazione conquistata con tanta sofferenza e difficoltà, un’altra opportunità di giocarsi il mondiale, l’ultimo ed unico titolo che manca nella sua bacheca.

Sono 61 i gol con la maglia della nazionale, ma questi ultimi tre forse sono i più importanti per il valore simbolico che assumono; è stato Messi ha portare l’Argentina al mondiale, un solo uomo che ha regalato un sogno a tutti gli altri. Da Sampaoli fino all’ultimo dei suoi compagni il ringraziamento è unanime, anche Gonzalo Higuain, l’escluso di lusso, ha mostrato tutta la sua felicità pubblicamente sui social network.

Adesso inizia una nuova fase: dopo tre finali perse, l’Argentina è ancora lì ai nastri di partenza di Russia 2018. Sarà ancora Leo Messi ha guidarla, ma questa volta non il talento del Barcellona bensì il trascinatore e leader dell’Argentina.

Ernesto Francia

ernestofrancia91@libero.it

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