Le perle dei Carpazi: Hagi e i suoi fratelli

La penisola balcanica tra dittature, sanguinose guerre e rivoluzioni. In tale confusione c’è però un elemento che ha saputo regalare al mondo perle di rara bellezza. Tutto ciò grazie al calcio. Sembra uno scherzo pensarci oggi ma, fino al secolo scorso, il talento primeggiava sempre e comunque.

Le vette dei Carpazi contestualizzano un’ampia fetta dell’Europa orientale. Tra i vari Stati toccati c’è la Romania. Stabile Democrazia dal 2004, ma dilaniata dalla brutale fiera del terrore perpetrata da Nicolae Causescu dal 1965 alla rivolta popolare del 1989.

Nella timorosa oscurità del regime nasce, cresce e corre una generazione di calciatori mai più vista nella terra dove procedono soavi il Mures, il Somes e l’Arges.

Con un solo nome questa storia potrebbe tranquillamente fermarsi già adesso. Gheorghe Hagi: una sentenza di classe. Il “Maradona dei Carpazi”, come sarà etichettato, non è però l’unica star giallo-rosso-blu. I settori giovanili del paese vedono maturare frutti e ortaggi niente male. Molti di loro atterrano in Italia. Brescia e Foggia. Piazze sì calde e passionali, ma non proprio abituate a successi a livelli dorati.

Poco importa per tre pedine: Dan Petrescu, Florin Raducioiu e appunto Hagi. Dan da Bucarest, terzino destro, conosce Zdenek Zeman in Puglia nel parco a tema dello “Zaccheria”. Dal ’92 al ’94 per passare al Genoa e pure al Chelsea. In Serie A 79 gettoni con 8 reti. Odor di Cozonac aleggia in Lombardia: a Brescia per l’esattezza. Al “Rigamonti” dialoga il tandem Hagi-Raducioiu. Il primo non necessita di santificazioni ulteriori, ma di lui non parlare sarebbe un oltraggio imperdonabile. Nato il 5 febbraio 1965, appena maggiorenne, trova gli occhi quasi commossi di Mircea Lucescu. L’allenatore per  eccellenza del calcio balcanico, convoca Gheorghe per i campionati europei del 1984. Bandiera della Steaua Bucarest in patria, con in cascina una Coppa dei Campioni e una Supercoppa Europea. Al Real Madrid, dopo Italia ’90, accusa iniziali difficoltà di ambientamento ma col tempo si prende le redini della squadra con limpide magie. Dalla Liga sfiorata all’approdo in Provincia. Il Presidente delle rondinelle Corioni guida un Brescia neopromosso e inesperto. Ci sono in rosa anche altri connazionali, meno quotati, come Mateut e Sabau. I bianco-azzurri non mantengono la categoria, retrocedendo insieme alla Fiorentina dell’argentino Batistuta. In Serie B Hagi rimane al Brescia e si prepara così al Mondiale del 1994.

L’estate arriva e il circo dell’universo calcistico offre spettacolo negli Stati Uniti d’America. Orari discutibili e temperature rosse come la Ferrari descrivono il romanzo dell’evento. La Romania è monitorata da mister Anghel Iordanescu. Canovaccio tattico? Difesa e contropiede. Nelle partite del girone i rumeni viaggiano spensierati chiudendo al comando dinanzi all’Argentina, alla Svizzera ed alla Colombia. Raducioiu, che non sarà un fenomeno ma è un degno mestierante del goal, scarta i regali del capitano e trafigge i portieri avversari. Lo stesso Hagi decide di segnare da distanze siderali. La corsa viene strozzata dall’Irlanda negli ottavi. Il talento non deriva mai dal caso. La Romania infatti, nella rassegna francese del 1998, trionfa nel gruppo F domando le resistenze di Inghilterra, Colombia e Tunisia. Il bis, in senso negativo, è dietro l’angolo. La Croazia sblocca il torpore nel match degli ottavi di finale con il rigore di Suker. Rimpianto, rammarico e rabbia albergano nel cuore di Popescu e soci.

Il buon vecchio Gheorghe indossa scarpini e cilindro per onorare la maglia del Galatasaray di Fatih Therim. Praticamente il meglio del pallone turco. Da Hakan Sukur a Umit passando per Emre e Okan. Quattro stagioni dove Hagi recita solo vittorie. Poker di scudetti e due coppe di Turchia. Il ritiro giunge nel 2001, senza dimenticare il sodalizio con Johan Cruijff in quel di Barcellona.

Le perle dei Carpazi: Hagi e i suoi fratelli. L’unica generazione davvero competitiva nella storia del calcio in Romania. Più tardi solamente Adrian Mutu si avvicinerà, con folli digressioni a tratti, alla grandezza del passato.

Alessandro Iacobelli – alexiac94@libero.it

 

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