Il Napoli ed il dramma di Kierkegaard

L’SSC Napoli ha iniziato la stagione 2017/18 nel migliore dei modi. Punteggio pieno in campionato, miglior attacco, difesa che sta trovando sempre più compattezza e maggiore attitudine a controllare le partite ed a soffrire quando necessario. Il “Sarrismo” sta divenendo una macchina perfetta, capace ora di trascinare alla vittoria anche quelle partite “sporche” che negli anni addietro era difficoltoso portare a casa. Però, c’è un “però”.

La prima uscita stagionale europea del Napoli ha mostrato una squadra diversa, a tratti svogliata. Quella con lo Shaktar non è partita da cestinare solo per il risultato negativo, bensì soprattutto per l’atteggiamento con cui i partenopei si sono posti dinanzi all’impegno. Sottovalutazione, stanchezza, calo di concentrazione o scelta? Quest’ultima ipotesi è quella più suggestiva, poiché tanto inverosimile quanto paradossalmente probabile sulla carta.

Non che una squadra possa scegliere di non essere competitiva in Champions League, sia chiaro. E’ evidente però che le probabilità che questo sia l’anno buono per un possibile ritorno del tricolore alle pendici del Vesuvio siano in rialzo, soprattutto se rapportate alle probabilità di alzare la coppa dalle grandi orecchie. Concentrarsi maggiormente su un obiettivo alla propria portata è legittimo in questi casi? Probabilmente sì. E concentrarsi in maniera minore su un obiettivo difficilmente raggiungibile? Probabilmente anche, ma è un errore che non va fatto.

“La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una “possibilità che sí” e di una “possibilità che no” senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro.”

Il Napoli deve scegliere di non scegliere per evitare di ritrovarsi a stagione in corso a brancolare nel buio più totale. Il proprio cammino va orientato in base a quanto lontano si riesce ad andare, indipendentemente dalla competizione. E’ sbagliato non impegnarsi alla stessa maniera in Champions League poiché ci si può smarrire facilmente anche in quei terreni come il campionato in cui sembra si possegga già la cartina geografica. Scegliere è un dramma per la natura umana, Soren Kierkegaard insegna. Fin quando si è in gioco, bisogna giocarsela fino alla fine, anche se a volte ciò richiede un salto nell’ignoto.

 

Di Emanuele Cardella

email: emanuelecardella14@gmail.com

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