Croazia ieri e oggi: da Suker a Modric una fucina di geniali talenti

L’alba degli anni ’90 illumina la scena sulla spettrale polveriera dei Balcani. La morte di Josip Broz, passato alla storia con l’appellativo di “Tito” spacca un incantesimo troppo bello per essere vero. Una pluralità di culture, religioni e consuetudini che unisce tutti sotto una sola bandiera: la Jugoslavia.  La scomparsa della guida indiscussa toglie il velo su un contesto teso e pronto a sfociare nella più crudele violenza. Il crollo del muro di Berlino innesca la scintilla che man mano rivoluzionerà il mondo intero. Nel 1992 si materializza il referendum per l’indipendenza e l’ormai ex Jugoslavia inizia a sgretolarsi in una miriade di stati.

La nazione che vede la luce con più celerità è la Croazia. Il Presidente Franjo Tudjman guida il paese con fermezza e decisione, pienamente consapevole che per rinascere occorre seguire tante strade: una porta dritta al calcio. Un calcio visto non solo dal punto di vista prettamente sportivo, ma come veicolo di coesione e rilancio sociale.

La guerra ha solidificato corpo e anima di ragazzi diventati ben presto veri uomini. Nel corso del tempo i diamanti grezzi si trasformano quindi in atleti pronti per affrontare competizioni di spessore universale. La Nazionale croata si qualifica per la prima volta in assoluto ad un Mondiale nel 1998. La kermesse si svolge in Francia. Il Commissario Tecnico è Miroslav Blazevic. Un autentico personaggio con un bicchier di vino in una mano e l’oroscopo nell’altra. La squadra è un complesso magnifico. Equilibrio, classe e fisicità. Tatticamente la formazione adotta il sistema 3-4-1-2. Ladic tra i pali. Tanti i giocatori che transiteranno in Italia. Trio difensivo formato da Simic, Stimac e Bilic. Sugli esterni Stanic e Jarni. In mediana Soldo viene affiancato da Asanovic. Sulla trequarti si muove un diamante dai piedi vellutati: Zvonimir Boban. In attacco ecco il rapido Vlaovic e l’idolo Suker, punta del Real Madrid. Il vino di Blazevic diventa champagne quando i suoi allievi scendono in campo. L’urna manda Boban e soci nel gruppo H con l’Argentina, il Giappone e la Giamaica. La qualificazione giunge senza patemi. Negli Ottavi di Finale Suker regala il successo sulla tosta Romania. Nel turno seguente la Germania crolla per 3-0. Semifinale vietata ai deboli di cuore al cospetto dei padroni di casa della Francia. Un match vissuto sul sottilissimo filo dell’equilibrio con la Croazia addirittura in vantaggio grazie il solito Suker, che verrà poi premiato come capocannoniere del torneo. La doppietta di Thuram condanna le lodevoli speranze biancorosse.

Una favola forse irripetibile, ma la scuola croata del pallone propone nuovi interpreti degni dei predecessori. Oggi al timone c’è Ante Cacic. Il condottiero di una truppa coriacea e tecnicamente validissima. Il meglio del calcio internazionale è rappresentato nell’undici titolare. Dal guardiano Subasic (Monaco) ai centrocampisti Badelj (Fiorentina) Kovacic (Real Mardid) e Brozovic (Inter). Il capitano e regista Luka Modric è anche il faro inamovibile della corazzata Real Madrid di Zidane. Nel settore offensivo  Mandzukic, Perisic e Kalinic fanno brillare gli occhi ai rispettivi tifosi della Serie A.

Insomma, il diario della Nazionale a scacchi è pronto a scrivere altre pagine nella memoria collettiva del popolo croato.

Alessandro Iacobelli – alexiac94@libero.it

 

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