La Juventus di Sun Tzu

Mentre Inter e Milan e il calcio europeo fanno i conti con lo strapotere economico dei cinesi contemporanei, la Juventus deve (in parte) il proprio successo a un cinese vecchio e saggio del VI secolo a.C, Sun Tzu (questo il suo nome, ma è conosciuto anche come Sunzi) e al suo trattato “L’arte della guerra”. La società bianconera ha sfogliato con interesse questo manuale della tecnica bellica e ne ha attinto a piene mani per plasmare la propria mentalità vincente. Sebbene questo sia noto praticamente da sempre, credo che i cardini della filosofia di Sunzi risultino evidenti in particolare in questa stagione.

Capitolo primo: “Valutazione, pianificazione”

Leggendo la prima parte del trattato un paragrafo colpisce su di tutti, il numero 26, che recita “Quando il nemico è unito, dividilo”. È lampante che Sunzi si riferisse al calciomercato e quello estivo bianconero ha regalato due colpi che trascinano ancora più di qualche semplice dissapore. La dirigenza bianconera ha strappato Pjanic alla Roma e Higuain al Napoli (ovvero i due migliori giocatori delle rispettive formazioni l’anno scorso), garantendosi due innesti di qualità e indebolendo due dirette concorrenti. In più il loro approdo in bianconero non è stato digerito molto bene né da compagni (si vedano le frecciate social di Nainggolan) né tanto meno dai tifosi (il ritorno del Pipita in città non è stato esattamente un trionfo). Tutto questo non può che aver giovato all’armata bianconera: dal punto di vista “spirituale”, poiché a inizio campionato le due rivali erano nel caos psichico più totale, e materiale, dato che già solo negli scontri diretti con Roma e Napoli proprio Higuain ha segnato le reti decisive.
Sempre attinente al piano della valutazione, importante è la regola: “La tua formazione sia senza forma”. Difficile dirlo, ma probabilmente Sunzi in questo passo aveva strizzato l’occhio al cambio modulo operato da Allegri a gennaio, quando la Juventus abbandonò il rodatissimo 3-5-2 (3-4-1-2, con impronta di Max) e si plasmò sul 4-2-3-1. Un modulo liquido, che in attacco si presentava come un 3-3-4 e in ripiegamento come un 5-3-1-1, pronto a ripartire. La Lazio, squadra di “prova” del nuovo sistema di gioco, ne fu stordita e se uscì con soli due gol al passivo fu solo perché i meccanismi non funzionavano ancora alla perfezione.
L’ultimo paragrafo è più divertente che stringente, ma comunque calzante: “Irrita il generale nemico e disorientalo”. Non possono non tornare in mente le parole al veleno di Sarri e Pioli nel post-partita allo Stadium e lo spogliatoio sfregiato da alcuni componenti del Milan. Al di là dei presunti favori arbitrali, la Juventus riesce a far arrabbiare parecchio gli avversari e queste irritazioni (a volte abilmente acuite da alcuni protagonisti o da dichiarazioni delle alte sfere, cfr il botta e risposta tra Elkann e l’Inter di febbraio) non possono che logorare energie preziose ai rivali.

Capitolo secondo: “Preparazione alla guerra”

“Quando le truppe assediano troppo a lungo le città, le loro forze si esauriscono in fretta”. In questa stagione la Juventus ha spesso avuto il controllo del match, ma in qualche occasione il generale Allegri ha preparato la partita lasciando sfogare l’avversario, risparmiando le proprie energie e sottraendo le sue. È ciò che è accaduto nella gara di ritorno con Inter e Napoli, che hanno provato ad attaccare nel primo tempo, in una sorta di forcing indemoniato, non riuscendo però a scalfire la difesa bianconera. La Juventus, allora, ha iniziato a macinare gioco e ha massimizzato il proprio risultato, gestendo al meglio le proprie forze: l’Inter è uscita sconfitta allo Juventus Stadium, il Napoli ha pareggiato al San Paolo, dopo aver nettamente prevalso sui bianconeri sul piano del gioco. Tutto questo si lega anche alle parole di Sunzi contenute nel capitolo successivo, “attacco strategico”, dove il filosofo cinese indica come “Vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo”. Non si può non pensare al doppio confronto di aprile tra i bianconeri e il Napoli. In entrambe le gare la squadra di Allegri non ha faticato molto e ha lasciato fare la partita agli azzurri. Nella gara di campionato ha effettuato un solo tiro in porta, segnando, e il pareggio ha tenuto invariato il vantaggio di dieci punti sui partenopei; in coppa ha subito, sì, tre reti, ma ne ha siglate due (in contropiede) e tanto basta per volare in finale.

Capitolo terzo: “Schieramento, disposizione dell’esercito”

“L’invincibilità dipende dalla difesa; la possibilità di vittoria, dall’attacco”. Sembra proprio che Sunzi avesse in mente la caratteristica peculiare dei bianconeri negli ultimi anni, una perfetta organizzazione del reparto arretrato. È vero che nel calcio vince chi segna un gol in più dell’avversario ma, Zeman ci perdoni, è anche vero che chi non ne subisce vede aumentare sicuramente le probabilità di vittoria. Dunque, la Juventus, con Conte prima e Allegri poi, ha curato molto la fase difensiva: quest’anno è la difesa meno battuta della Champions (solo due reti subite, praticamente ininfluenti), capace anche di annichilire i tre marziani blaugrana. La BBC bianconera è sinonimo di compattezza, solidità e insuperabilità, ma, se è difficile segnare a questa squadra, parte del merito è anche del generale che presta maniacale attenzione a non lasciare spazi agli avversari: quest’anno la peggiore sconfitta è maturata con il Genoa (3-1, indicativo lo scarto, di sole due reti), in un blackout che quasi sicuramente non si ripeterà.
D’altronde, se la difesa è il fiore all’occhiello della Juventus, non minore interesse viene prestato al settore nevralgico del terreno di gioco, il centrocampo. Nel manuale dell’arte della guerra, infatti, sta scritto: “Ricorda, nella strategia militare, importante è la misurazione dello spazio”. Nel calcio misurare lo spazio significa schierare la propria squadra in modo da avere il dominio di un settore del campo. Nel caso dei bianconeri, i due centrocampisti di qualità, Pjanic e Khedira, dominano la zona centrale grazie alle loro doti tecniche e l’abbassamento di Dybala, che spesso retrocede per andare a prendersi il pallone, fornisce una soluzione in più alla linea mediana juventina, quasi mai in affanno in fase di impostazione.
Nel sistema di gioco di Allegri, però, importanza notevole ricoprono gli esterni. Sicuramente Max ha tenuto presente un concetto fondamentale di Sun Tzu, “Si attacca con la forza frontale, ma si vince con quelle laterali”. E in effetti, il tecnico toscano ha impostato la sua formazione sulle corsie esterne: a destra c’è Cuadrado, che si riscopre costante spina nel fianco degli avversari; sulla sinistra Mandzukic. Certamente per il gladiatore croato non è la posizione ideale, ma a mio parere ha giocato la sua miglior stagione, sacrificandosi molto e garantendo sia compiti offensivi sia di copertura: praticamente un tuttocampista che può anche far gol. I primi due gol contro il Barca di ieri sera sono arrivati uno da destra (dribbling e passaggio di Cuadrado) e uno da sinistra (appoggio di Mandzukic dopo una galoppata sull’out mancino). Inutile poi parlare delle fasce: Alex Sandro e Dani Alves (all’occorrenza, Asamoah e Lichsteiner) sono bravi a sovrapporsi, a crossare e a portare superiorità numerica sulle fasce con l’uno contro uno. Insomma, le combinazioni della Juventus per segnare sono infinite: Pjanic può aprire o avanzare centralmente, Khedira si inserisce, Dybala cerca l’imbucata per Higuain o allarga sulla fascia, gli esterni crossano in mezzo o tentano la triangolazione palla a terra. L’attacco, da qualunque settore parta, va a buon fine.

Capitolo quarto: “Terreno”

Lo Juventus Stadium, tra i sei tipi di terreno elencati da Sunzi nel suo trattato, sembra simile al numero 3. “Un terreno in cui si entra con facilità, ma si esce con difficoltà, una trappola. Per sua natura agevola l’attacco a un nemico impreparato”. Una volta entrati, gli avversari devono fare i conti con una catena montuosa bianconera che circonda il campo, una muraglia umana che può far paura, sensazione acuita anche dai giochi di luce nel pre-partita. I giocatori juventini sono abituati a quei fendenti di luce alternati al buio, ma i rivali devono allenarsi e vivere la tensione del pre-gara in un ambiente ostile, dominato dall’oscurità e dalla luce secondo un’alternanza decisa dal nemico. Lo Stadium è il campo di battaglia ideale per i bianconeri che, in casa, catturano la squadra avversaria e la fanno prigioniera. Conoscono bene la conformazione terreno su cui si muovono: i fiumi (irrigazione del manto erboso), le montagne (i tifosi assiepati sugli spalti), e sono abituati a muoversi lì. Incitata dai propri supporters, la Juventus ha anche un approccio più aggressivo alla partita e si è soliti uscire dallo Stadium con le ossa rotte. In campionato, l’impianto è un fortino inespugnabile e la striscia di vittorie ancora non si ferma.

Capitolo quinto: “Variabili, variazioni e adattabilità”

Il libro dell’Amministrazione Militare, dice: “La voce non viene udita in
battaglia: usa tamburi e gong”. Ecco, forse, l’unico errore del filosofo cinese! Anche in una cornice di rumore assordante, di fischi, di grida, le urla di Allegri si sentiranno comunque più forte di chiunque altro.
“Nell’occupare una posizione salda, il generale esperto ha cura della
salute delle sue truppe. Un esercito senza malattie è invincibile. Così si dice”: rispetto alle passate stagioni, in cui i bianconeri dovettero fare i conti con numerosi infortuni, quest’anno l’infermeria Juventus è meno piena di altre volte e comunque, a parte lo stop di Dybala, tutti i titolari sono stati quasi sempre a disposizione.
“Ammaestra le truppe con competenza e giustizia, e compattale con le
virtù marziali: ti avvicinerai alla vittoria”. Sunzi aveva previsto il battibecco tra Bonucci e Allegri prima della delicata sfida col Porto e ha voluto avvisare l’allenatore per tempo. Il difensore bianconero è stato prontamente punito, ma lo stesso Allegri ha dichiarato che avrebbe fatto ammenda, dando in beneficenza una certa somma di denaro. Questo è il Tao della giustizia e le parti si sono riappacificate, dato che la giustizia ha come conseguenza l’armonia e la soddisfazione del gruppo.

Antonio Ferrara
antoniosheldon.ferrara@gmail.com

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