Diavolo, un purgatorio troppo lungo.

Sembrano passati secoli da quel 15 Maggio 2011. Un pari a Roma consentiva al primo Milan di Allegri di aggiudicarsi il diciottesimo scudetto tricolore, ultimo picco di una parabola destinata ad anni di discesa. Scudetto archiviato, il mancato rinnovo a Pirlo e l’ingaggio dello stesso da parte della Juve, diretta concorrente, erano solo i primi segnali di una politica societaria non chiara o quantomeno non in linea con quello che è sempre stato il blasone del club. La stagione successiva (2011-2012, ndr) fu più sfortunata che altro, era un Milan “vecchio” ma con tanti grandi giocatori, quello che poteva essere il giusto mix per il secondo scudetto si rivelò insufficiente di fronte all’armata bianconera: complice una straordinaria annata del redivivo Pirlo la Juventus vince il campionato a 4 distanze dai rossoneri, il gol fantasma di Muntari rimane però una macchia su quello che si rivelerà poi essere un incredibile filotto di vittorie per la vecchia signora. Ma questa è “storia moderna”. A fine anno lasciano il calcio campioni del calibro di Inzaghi, Gattuso e Zambrotta, troppo vicini agli -anta per dover sottostare ad un fisico che ormai non era più quello delle stagioni migliori e la società spiazza la tifoseria vendendo i due pezzi più pregiati della rosa, Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva preparano a malincuore le valigie in direzioni Parigi. Il mercato in entrata non è quello che ci si aspettava e il Milan affronta la stagione 2012-2013 rendendo al di sotto delle aspettative, quarto posto a fine campionato e preliminari di Champions, non esattamente l’annata che tutti si aspettavano. Le stagioni seguenti sono nella memoria di tutti e seguono la falsa riga di quella appena citata, un Milan insipido non riesce a farsi valere nè sul territorio italiano nè tantomeno sui palchi europei, i mercati low-cost diventano abitudine per la dirigenza e i grandi giocatori iniziano a storcere il naso davanti alle proposte rossonere, spesso inadeguate e poco competitive rispetto a quelle delle superpotenze spagnole ed inglesi.
Chiudendo gli occhi e riaprendoli ci si trova davanti uno scenario ancor più raccapricciante, sono passati anni e quello che fino a poco tempo fa era “il club più titolato al mondo” è da mesi nell’occhio del ciclone: tra mancati closing e stenti in campionato nè il tifoso nè il giocatore milanista sa più cosa aspettarsi dalla sua squadra, i rinnovi tardano ad arrivare ed il sesto posto attuale non fornisce garanzie nemmeno dal punto di vista dell’accesso alle competizioni europee. Urge un cambio di rotta, se il famoso closing dovesse arrivare questa settimana ci si augura che da subito la nuova proprietà riesca a colmare almeno in parte quello che è il gap tra il Milan e le altre big, in Italia come in Europa, magari incominciando proprio dal derby di Sabato contro l’Inter…
William Gheza
ghezaw@libero.it

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